A PROPOSITO DELLO SCIACALLO DORATO IN PIEMONTE

A sinistra, sciacallo sul sentiero; a destra primo piano di sciacallo (foto S. Pecorella)

Il 29 luglio di questo strano anno, il naturalista Andrea Maestri segnala a Nicola Scatassi, coordinatore di vigilanza del Parco del Po vercellese-alessandrino, una altrettanto singolare presenza nella zona di Pontestura, sul territorio dell’area protetta: un esemplare di Sciacallo dorato (Canis aureus). L’avvistamento è davvero straordinario anche perché il naturalista conosce molto bene questa specie, per averla seguita nell’area del delta del Danubio.

L’Ente decide di installare una rete di fototrappole attraverso le quali il guardiaparco Ivano Fossarello “cattura” immagini e brevi filmati dell’animale. La conferma che si tratta proprio dello sciacallo dorato arriva da Luca Lapini, zoologo del Museo Friulano di Storia Naturale di Udine, tra i massimi esperti della specie a livello europeo, interpellato da Laura Gola, tecnico faunistico dell’Ente.

Si tratta probabilmente di un individuo isolato, forse un maschio giovane, di cui si sa davvero poco. Lo Sciacallo dorato è stato segnalato in altre zone dell’Italia settentrionale (Friuli Venezia Giulia, Veneto, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna, Lombardia), ma anche in Svizzera e in Francia, per cui non è possibile ipotizzare con certezza la provenienza dell’animale.

Lo Sciacallo dorato è un Canide che sta conquistando l’Europa a seguito di una forte espansione partita dal Caucaso e dall’Europa centro orientale. E’ di piccola taglia, sui 12-13 kg, e si nutre di carcasse, piccoli animali, frutta, rifiuti agronomici che ricerca con un’attività prevalentemente notturna e crepuscolare.

La specie è inserita nell’Allegato V della Direttiva “Habitat” 92/43/CEE e in Italia è protetta ai sensi della legge che tutela la fauna selvatica omeoterma (Legge 11 febbraio 1992, n. 157).

Un breve filmato ‘rubato’ dalla fototrappola

Conosciamolo meglio

Il tecnico faunistico, Laura Gola, ci aiuta a conoscere meglio questo inatteso “visitatore” del parco.

Il fatto che sia oggetto di tutela fin dai primi Anni ’90 fa pensare che il suo avvistamento in Italia sia precedente?

Nel 1984 fu abbattuto il primo esemplare di sciacallo dorato nei boschi del Comune di San Vito di Cadore (Belluno). E nel 1985 avvenne la prima riproduzione italiana alla periferia di Udine, con la nascita di almeno due cuccioli. La madre fu uccisa due anni dopo e il padre si disperse nei dintorni. Da allora i numeri della sua presenza sono cresciuti. In Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia vivono branchi riproduttivi, mentre in Lombardia ed Emila Romagna sono arrivati individui isolati. Stime numeriche oggi ipotizzano la presenza di un centinaio di esemplari sul territorio nazionale.

Vive in branco ma si muove anche in maniera solitaria: com’è il suo comportamento sociale?

La vita di questo Canide ruota attorno a due unità sociali: la coppia riproduttiva e il gruppo dei giovani, guidato e istruito da una sorella dell’anno precedente (helper).

In novembre la coppia in fase di corteggiamento si allontana dal gruppo dei giovani, e così trascorre l’inverno, fino alla nascita dei cuccioli che avviene in aprile spesso in una tana di tasso abbandonata o comunque in una cavità asciutta e sicura.

Durante questo periodo la coppia e i giovani vivono a una certa distanza, mantenendosi comunque in contatto tramite ululati corali che li rendono facilmente riconoscibili.

Solo durante l’estate, quando i cuccioli sono in grado di uscire dalla tana e di muoversi come i grandi, l’intera famiglia si riunisce conducendo vita di branco.

La sua presenza può causare danni o perdite negli allevamenti?

Lo Sciacallo dorato si nutre di carcasse di animali uccisi da altri predatori. Caccia solo piccoli mammiferi come roditori, nutrie fino a un massimo di 2-3 kg; non è in grado, data la sua taglia, di abbattere ungulati adulti selvatici o domestici, quindi nemmeno ovini.

Quali sono i segni distintivi che ci fanno capire di essere di fronte a uno Sciacallo dorato?

Spesso appare simile a un piccolo lupo magro, ma anche a livello scientifico, sono utili alcuni passaggi (uso di fototrappole e stimolazione acustica) per determinare con sicurezza la specie. Nel corso dell’estate i gruppi riproduttivi rispondono facilmente ai richiami play-back con una particolare firma acustica finale che permette di individuare questo Canide.

Per questo, insieme e con il coordinamento dello zoologo Luca Lapini, abbiamo fatto un’uscita di bioacustica non ottenendo, come ampiamente previsto, nessuna risposta. Questo avvalora l’ipotesi che si tratti di un individuo in dispersione, probabilmente, solitario.

L’arrivo di questa nuova specie in Piemonte, nell’area golenale del Po, sottolinea l’importanza dei corridoi fluviali per la salvaguardia della biodiversità. Per questo, l’Ente parco realizza interventi ambientali rivolti principalmente alla ricostituzione di habitat, tramite interventi di Restoration ecology, e al potenziamento della connettività ecologica.

di Raffaella Amelotti

da  Piemonte Parchi

Erika Ambrogio
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