Escursione alla Rocca Bianca – Valle Maira

Rocca-Bianca
Condividi questa pagina
  • 12
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •   

Quota Partenza: Rif. Campo Base – Chiappera (m 1614 )

Quota Vetta: m 3021

Dislivello: m 1407

Difficoltà: F+

Bella gita in ambiente solitario, poichè raramente battuta, date le difficoltà oggettive del terreno (che fa configurare la gita non già più come escursionistica ma come alpinistica) e della totale assenza di riferimenti (Bolli o Ometti), da quando il percorso per la Rocca Bianca si stacca dal sentiero che porta al Colle della Portiola/Monte Sautron.

Partenza dal parcheggio poco dopo il Rifugio Campo Base che si raggiunge percorrendo una sterrata, non potendo procedervi oltre essendo presente il segnale di divieto di accesso ai veicoli.
Dopo 10 minuti di cammino si arriva in uno spiazzo con cartelli indicatori e si inizia a salire lungo il Sentiero Dino Icardi (Tacche Gialle-Blu).
Si sale dapprima tra rada vegetazione, quindi si supera un ponticello su un ramo di cascata (all’epoca della gita, fine luglio 2021, le Cascate erano in secca). Procedendo sul facile sentiero, si nota una targa scolpita su Pietra, testimonianza del periodo bellico: “Battaglione Valcamonica-1940”.
Il sentiero prosegue, gradinato in alcuni tratti, e poco prima di raggiungere il Rifugio/Bivacco Stroppia (attualmente chiuso causa Covid-19), dopo circa 1h 15m di cammino, sono presenti corde fisse (il sentiero è largo ma con molta esposizione).
Nel salire, davanti alla visuale si stagliano le moli di Rocca la Meja e del Becco Grande in lontananza, e verso il Vallone di Stroppia l’elegante gruppo Castello/Provenzale; in secondo piano il Monte Maniglia. Procedendo oltre al rifugio, la visuale si apre sulla parete NE imponente ed austera della Rocca Bianca, nostra meta.
Dopo circa 15 minuti si perviene al Colle dell’Asino, oltre il quale , sulla destra si può percepire il fondo del Lago della Niera, al momento della gita, in secca.
Si procede, e dopo pochi minuti si arriva al bivio per Colle Gippiera/Nubiera/Infernetto continuando il Sentiero Dino Icardi, oppure a sinistra direzione Sautron (Forcellina, Colle della Portiola), indicato da tacche rosse. Prendendo questo sentiero, si sale moderatamente, fino a passare sotto le pendici NW della Rocca Bianca; dopo aver compiuto un ampio semicerchio, si continuano a seguire le tacche rosse e bianco/rosse, e quindi, superata la Rocca, si cerca di individuare sulla sinistra alcuni ometti, entrando in una conca pietrosa che porta su una dorsale a guisa di dorso di mulo. Occorre percorrerlo tutto sul crinale, fino a discendere alla base dei canaloni detritici della parete SW di Rocca Bianca.
Da questo punto in poi le difficoltà iniziano ad essere di tipo alpinistico.
Si individuano due canaloni: il pendio di sfasciumi, dolce all’inizio, quindi sempre più ripido, va seguito fino all’imbocco del canale più sulle destra (foto 1).

Escursione alla Rocca Bianca - Valle Maira
Foto-1-via-di-salita

La granulometria degli sfasciumi è decimetrica in basso, e mano a mano che si sale diventa centimetrica. Risalendo il canale conviene portarsi sul lato destro (foto 2), leggermente più agevole.

Escursione alla Rocca Bianca - Valle Maira
Foto-2-Lato-destro-canale

Allo sbocco, questo primo canale, si ramifica: conviene prendere sulla destra, nonostante sia più ripido, cercando di portarsi in un secondo canale incassato, appena intuibile (foto 3).

Escursione alla Rocca Bianca - Valle Maira
Foto-3-il-percorso-verso-il-secondo-canale-incassato

Non conviene invece portarsi verso sinistra per arrivare ad un colletto: il percorso, apparentemente intuitivo, è reso molto impegnativo dalla natura dei detriti.
Arrivati al canale incassato, si sale su sfasciumi alternati a passi di arrampicata di I/II, fino a pervenire ad un diedro non troppo inclinato da risalire in arrampicata (I), Al termine del diedro si svolta a sinistra e si trova un ampio terzo canale, il cui primo tratto è sfasciumoso: è conveniente, appena possibile, portarsi sulla cresta rocciosa di sinistra dove con facile arrampicata, e su roccia più stabile, si arriva quasi fino ad un colletto: negli ultimi metri si esce dalla cresta e ci si riporta in mezzo al canale di sfasciumi.

A questo punto si prospettano due possibilità:
1: risalire in direzione della cima con croce di vetta (a destra di questo terzo canale), poco prima del colletto, individuare i salti di roccia meno difficili e sui susseguenti lastroni pervenire alla Croce di Vetta (circa 15 min).
2. Risalire al colletto, passare dall’altra parte della cresta, dove c’è una cengia molto esposta ma ben appigliata, che porta ad un camino che con arrampicata (esposta) di I/II porta sulla cresta dove per lastroni si arriva in cima.

Maestosa la vista su Oronaye, Sautron, Rocca Blancia, Brec e Aiguille de Chambeyron, Tete de l’Homme.
Purtroppo la nebbia dall’altro versante ha impedito di poter godere del panorama sul Gruppo Provenzale-Castello e sulle altre cime della Valle Maira.

Il ritorno è percorribile a ritroso, ponendo molta attenzione ai tratti più ripidi dei canaloni dove lo sfasciume porta a scivolare a valle.
Straconsigliato il casco.

Video