Mi chiamo Luna e sono un cane antiveleno

Mi chiamo Luna e sono un cane antiveleno

Sono un Épagneul Breton, una razza particolare di cane da caccia, utilizzato sia da ferma, sia da riporto. I miei genitori si chiamano Lulù e Bobèt e sono due esperti cacciatori nel territorio della Val di Susa, in provincia di Torino. Mia mamma è agile, sveglia e ubbidiente mentre mio papà è stato campione italiano di bellezza e lavoro, oltre che vice campione mondiale di bellezza a un concorso che si è svolto in una città lontana chiamata Budapest.

Io, invece, sono il brutto anatroccolo della cucciolata. Da un punto di vista estetico sono troppo alta sulle zampe e il colore dei miei occhi è troppo chiaro. Per non parlare del mio carattere: sono timida e impacciata rispetto ai miei fratelli e alle mie sorelle, più esuberanti e giocherelloni. Cresciamo felici con mamma e papà finché non viene il momento di lasciare la famiglia e andare a vivere con gli esseri umani. Quando viene a vederci un nuovo padrone, tutti i cuccioli si fanno avanti, si mettono in mostra esuberanti e sicuri di sé. Io invece me ne sto in disparte, sono diffidente di natura. Infatti, non mi sceglie nessuno, mi sento condannata a vivere per sempre dai miei genitori…

Il fatidico incontro

Finché un bel giorno si presenta Gianabele. È vestito di verde scuro, ai piedi porta un paio di pesanti scarponi di pelle, più tardi scoprirò che è un guardiaparco delle Aree protette Alpi Cozie. Non è interessato al mio aspetto estetico, spiega che vuole trasformarmi in un cane antiveleno, specializzato nell’individuazione dei bocconi utilizzati per uccidere i lupi. Il mio carattere sospettoso per lui è un pregio!

Gianabele mi porta a casa con sé, la macchia di pelo bianco a forma di mezzaluna sul mio musetto gli suggerisce il mio nome. Durante i primi mesi, lavora sul mio carattere perché la mia timidezza non diventi un limite. Mi porta in luoghi affollati, alle fiere, per abituarmi a stare nella confusione, in mezzo alle persone. Poi mi fa conoscere molti bambini per insegnarmi la pazienza. Infatti in breve tempo la mia autostima cresce e ben presto sono pronta per la fase più impegnativa dell’addestramento, quello che mi trasformerà in una… professionista!

Probabilmente saprete che da oltre 20 anni i lupi sono tornati a popolare le montagne dove abito, dove lavora il mio conduttore Gianabele e le Alpi intere. Addirittura, dal 2013 l’Unione Europea finanzia un progetto di cooperazione transfrontaliera chiamato Life Wolf Alps che in una prima fase ha promosso una serie di azioni per la conservazione del lupo nelle Alpi e che nella seconda fase, entro il 2024, ha l’obiettivo di migliorare la convivenza tra esseri umani e questi particolari predatori. Come potete immaginare, non è un lavoro semplice perché da un lato bisogna tutelare le attività umane come la pastorizia, ma dall’altro è importante proteggere i lupi, la cui presenza arricchisce la biodiversità delle nostre montagne.
Una delle azioni di Life WolfAlps è stata addestrare e utilizzare i cani per scovare i bocconi avvelenati con cui certe persone prive di scrupoli cercano di uccidere i lupi. Sono stati introdotti nelle Alpi alcuni cani già addestrati in Spagna, poi si è deciso di formarne in loco e io sono il primo cucciolo che ha affrontato questo percorso. Per il mio conduttore, si tratta di una scommessa doppia perché i cani antiveleno considerati più adatti sono generalmente il Pastore Belga Malinois o il Labrador. Invece io e Gianabele vogliamo dimostrare che anche un Épagneul Breton sarà ugualmente efficace, se non di più.

La formazione

La mia formazione sotto la supervisione dell’addestratore Elio Martini che, insieme al mio conduttore, deve letteralmente inventare un metodo di lavoro dal momento che nessuno dei due ha mai praticato l’argomento veleno. Attraverso il gioco e sfruttando il mio senso più sviluppato, cioè l’olfatto, mi insegnano a percepire le tracce odorose di carne che è l’esca utilizzata per attirare il lupo e le sostanze più comunemente usate come veleno. Gli esseri umani sfruttano il mio istinto predatorio che consentiva ai miei antenati di procurarsi il cibo, tuttavia mi insegnano anche a non mangiare i bocconi che ritrovo, per non restare avvelenata. Ma anche questo è un processo naturale perché, proprio come succede tra i lupi che aiuto a salvare, il capobranco si nutre per primo, poi tocca ai membri subalterni. Gianabele mi ha insegnato che quando effettuo un ritrovamento, devo sedermi e aspettare. Lui arriva, osserva e analizza attentamente e poi mi premia con un pezzo di wurstel.

Segnalo anche ogni animale morto perché gli avvelenatori hanno davvero una grande fantasia: spesso le carcasse di cinghiale o capriolo vengono ricostruite per rendere lo scenario più credibile. Una volta ho addirittura trovato un’esca che assomigliava alle lasagne che mangiate voi alla domenica, solo che al posto della salsa di pomodoro, erano ripiene di una sostanza pericolosissima. Grazie al mio olfatto, mi prodigo a individuare tutte le tracce di carne presenti in un territorio, poi spetterà ai Carabinieri decidere se sarà necessaria un’analisi più approfondita.

E adesso… cerca!

Vivo a casa con Gianabele proprio come qualsiasi cane da compagnia, ma non posso starmene tranquillamente sdraiata nella cuccia perché ogni giorno, lui mi organizza attività ed esercizi per tenermi in forma e sempre pronta a intervenire. Sono giochi divertenti, ma il momento più emozionante è quando vengo chiamata su un intervento vero. Capisco che ora di partire già dal tono concitato con cui Gianabele parla al telefono. Durante il viaggio in automobile me ne sto concentrata su ciò che andrò a fare. Poi, il mio conduttore mi fa scendere e mi lancia con il suo “cerca!”. In quel momento sono il cane più felice del mondo perché sto mettendo in pratica ciò che la natura mi ha insegnato.

Certi giorni il lavoro è davvero tanto, anche se ci diamo una mano con Myrtille, il cane antiveleno della Città Metropolitana di Torino, affidata a Carlo Geymonat, una guardia venatoria. Non riesco proprio a capire cosa hanno certe persone contro i lupi. Possono mettere un po’ di paura e sicuramente creano qualche disagio agli allevatori di bestiame, ma per numero di attacchi contro l’uomo, sono assai più pericolosi i miei simili, cioè i cani. Soprattutto quelli che si ritrovano una bestia come padrone…

Ma alla fine di quelle giornate trascorse a scorrazzare per i boschi anche se stanca esausta, osservo il volto soddisfatto di Gianabele per i ritrovamenti fatti, mi prendo qualche affettuosa carezza sul manto e qualche delicata grattata dietro le orecchie e mi sembra di toccare il cielo con la coda.

*Con la collaborazione di Valentina Mangini, Gianabele e Luna! 

Articolo di Simone Bobbio

Editore Regione Piemonte

Erika Ambrogio
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Amo gli animali, la natura e tutto ciò che ha a che fare con la montagna.