Un giro sulle colline ai piedi della Bisalta

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Data: 23 Aprile 2021

Compagnia dell’Anello formata da: Adriano, Angelo, Adriano, Franco e José, con la gradita partecipazione di Maria Teresa

Località di partenza: San Giovenale di Peveragno 635m

Punto più elevato raggiunto: Rucàs (o Bric Croé o Cima Croce) 1267m

Dislivello cumulato in ascesa: 849m

Sviluppo complessivo del percorso: 15 km

Tempo in movimento: 4h 35′

Difficoltà: E

Note toponomastiche e curiosità:

PEVERAGNO: (Povragn in piemontese, Poranh in occitano); sull’origine del nome vi sono più ipotesi senza alcuna possibilità, allo stato attuale, di suffragare con certezza la veridicità di una di esse: a) dal latino ‘piper’, pepe, le cui bacche sembra siano presenti sulla pianta verde dello stemma comunale; da tener presente che anche nei documenti riguardanti la Certosa di Pesio ricorre spesso il nome ‘piperis’, b) dalla antica famiglia morozzese dei Pipa, proprietaria di vasti latifondi nei comuni di Morozzo, Chiusa Pesio e Cuneo, c) da Pipara, nome barbarico di Cornelia Saponina, moglie dell’imperatore Gallieno, la quale molto probabilmente aderì o simpatizzò al Cristianesimo, d) dal nome gentilizio Papirius.

MONCALVINO: sulla vetta, sono state ritrovate due asce paleolitiche ed una neolitica, indici sicuri della presenza in loco di uomini primitivi; sembra pure accertata la presenza di un grande lastrone liscio con una croce greca accuratamente scalpellata risalente ad epoca pre-romana, ma la posa in opera dell’attuale croce sembra aver alterato alcuni di questi elementi.

COLLETTO DI SAN GIOVENALE: per la sua posizione più protetta e facilmente controllabile rispetto alla piana di San Magno, fu privilegiato come percorso fin dai tempi antichi; si ipotizza che qui passasse una via romana proveniente da Roccaforte che dopo questo valico si divideva in due rami: uno verso Bovis e Pedona (Boves e Borgo S. Dalmazzo), l’altro verso la Val Colla, Passo Ceresole e Col di Tenda.

EX MINIERA D’URANIO: il sito della Val Fredda di Peveragno, insieme a quello del Bric Colmé di Roburent, furono gli unici due in provincia di Cuneo che si dimostrarono appetibili per una un’estrazione mineraria su scala industriale. La Montecatini ebbe l’incarico di ricercare l’uranio necessario per sperimentarne l’utilizzo a fini energetici. I lavori d’estrazione iniziarono nel 1949 creando illusioni di riscatto sociale e uscita dalla miseria per la popolazione locale, ma l’inesperienza e la trascuratezza nell’utilizzo dei più banali sistemi di sicurezza portò alla morte in pochi anni per silicosi e leucemia numerosi lavoratori. In seguito, una mutata situazione politica e una nuova sensibilità ambientale affossò definitivamente l’estrazione dell’uranio a Peveragno. La miniera, che era una delle più estese d’Italia con 3 discenderie, 4 chilometri di gallerie e una profondità di 485 m. slm, chiuse i battenti nel 1962.

 

Un ampio e interessante anello sulle colline che abbracciano Peveragno e San Giovenale ai piedi della Bisalta, passando per le cime di Moncalvino, Bric Madamin e del Rucàs nonché alla ex-miniera d’uranio di Val Fredda, tra castagneti e boschi che iniziano a rinverdire lasciando comunque intravedere ampi scorci panoramici sulla pianura cuneese e sulle punte innevate della Bisalta.
Ci diamo appuntamento al parcheggio pubblico poco distante dalla parrocchiale di San Giovenale di Peveragno, rigorosamente attrezzati con la mascherina d’ordinanza anticovid e, zaino in spalla c’incamminiamo sull’asfalto di Via San Giovenale in direzione di Peveragno.
Dopo circa 200 metri svoltiamo a sinistra su Via Funga che risaliamo per un centinaio di metri verso Ovest individuando sulla destra un sentierino che supera su un ponticello il Rio del Bedale e che sbuca su Via Tetti Paloc.
Seguiamo la strada fin nei pressi di Tetti Paloc dove, sulla destra, troviamo la prima palina indicatrice della “sentieristica Peveragnese”, una segnaletica tra le migliori mai viste nella nostre vallate. Merito dei volontari dell’associazione Enjoy Bisalta che hanno realizzato, seguendo le direttive del CAI, una segnaletica valida sia per gli escursionisti che per gli appassionati di MTB, indicando i nomi dei luoghi sia in italiano che in peveragnese, i tempi di percorrenza a piedi e la distanza in chilometri. Occorre dare atto all’importanza di questo lavoro che permette di districarsi tra gli innumerevoli sentieri, viottoli, strade e stradine di questa zona, percorsi tenuti attivi anche grazie ai conduttori locali dei castagneti da frutto e dei boschi.
Imbocchiamo quindi in sicurezza la bella sterrata risalente verso la displuviale della collina che parte da San Giorgio di Peveragno continuando, dopo il Colletto, a formare uno dei contrafforti settentrionali della Bisalta.
Transitiamo ai Tetti Pantalon e Brignulin arrivando in breve alla cima presso la Croce di Moncalvino qui posta dai parrocchiani di San Giovenale.
Tornati per poche decine di metri sui nostri passi proseguiamo su ottimo sentiero in saliscendi per cresta fino a trovare sulla sinistra una traccia che ci permette di risalire il breve tratto che porta alla cima del Bric Madamin, cima però che oltre alla curiosità del nome, non ha null’altro da offrire, né riferimenti storici o religiosi e neppure un minimo scorcio panoramico, completamente impedito dalla fitta vegetazione.
Continuiamo dunque il nostro percorso, ora in leggera discesa, passando in un’altro posto dal nome curioso: la località Cervi della Vouria, ove sono visibili elementari manufatti in legno, alcuni dei quali richiamano la figura del cervo.
Scendiamo ancora fino ad incrociare l’asfalto del Colletto di San Giovenale, storico e strategico confine tra Peveragno e Boves, trovando oltre la strada le chiare indicazioni per raggiungere Val Fredda e la ex-miniera d’uranio.
Il tragitto ora scorre nel fondovalle della Val Fredda costeggiando il Rio Bedale fino a raggiungere Tetto Giordano dove, aldilà del torrente si trovano gli ingressi murati della cava d’uranio, rimasta in attività per una dozzina d’anni verso la metà del secolo scorso destando forti preoccupazioni (e lutti) tra la popolazione per la pericolosità dell’attività estrattiva.

Pannello

Una breve pausa per consultare i pannelli esplicativi sull’ex-miniera e ripartiamo ora su mulattiera, che man mano si fa più ripida, per raggiungere i quasi mille metri di quota di Tetti Coumbe e Tetto Grina sul crinale tra la Val Fredda di Peveragno e la Valle Colla di Boves.

Verso-Cima-Croce

Da questo punto c’immettiamo sul comodo e panoramico sentiero della Croce Romana che gradatamente s’innalza nel bosco misto di betulle, faggi, abeti e larici verso l’ormai visibile torrione del Rucàs, transitando prima sotto i tralicci della linea di alta tensione Entracque- Magliano Alpi e di lì fino a raggiungere il colletto con la palina gialla indicante “Cima Croce m 1267”.

Cima-Croce

Seguendo la traccia sulla breve china verso destra si raggiunge lo spettacolare balcone naturale denominato Rucàs (o Bric Croé o Cima Croce) che offre una visione eccezionale sulla pianura cuneese col suo capoluogo nonché sulle cittadine e sui paesi dei dintorni (Borgo San Dalmazzo, Boves, Peveragno, per citare quelli più vicini), mentre a meridione ci sovrastano l’Anticima Bisalta e la Cima Besimauda, tuttora completamente innevate e contornate dalle immancabili e tipiche nuvole primaverili.
Vale sicuramente una menzione la croce color ocra nuova fiammante collocata recentemente su questa cima dagli amici del gruppo “i Turtu d’la noit” (di cui fa parte anche il nostro Angelo), così chiamato poiché prediligono le escursioni in notturna, naturalmente coprifuoco permettendo.
Il posto, oggi allietato da un tiepido sole, merita senz’altro una sosta per il pranzo, ancor più gradito se addolcito dallo strudel di José e dalla sbrisolona di Maria; il tutto innaffiato dall’arquebuse di Angelo.
Riprendiamo la via del ritorno scendendo fino ai tralicci e all’incrocio, per non farci mancare il fatidico anello, nonché per tornare a San Giovenale su un tracciato più diretto, svoltiamo sulla carrareccia di destra, abbandonandola però dopo poche decine di metri per imboccare la stradina in discesa sulla sinistra.
Viaggiamo ora sul costone alla sinistra orografica del Rio Josina-Ruggero passando per Tetti Sar e Cascina Bounasera, tra bosco misto che più in basso diventa castagneto, fino a giungere nei pressi di Tetto Dutto ove si svolta a sinistra in un sentiero che ci riporta nel vallone del Rio Bedale e sull’asfalto di Strada Franceschina che permette un bel colpo d’occhio sulla skyline delle cime Moncalvino e Bric Madamin.
Proseguendo perveniamo in breve al bel Pilone di Tetto Ruà e, poco oltre, al punto di partenza nell’abitato di San Giovenale dove concludiamo il nostro ottimo anello.

 

Download file: Moncalvino, Bric Madamin, Cave Uranio e Rucas, da San Giovenale di Peveragno.gpx